Daniele-Bongiovanni

Osservare l’esperienza della bellezza, nel percorso e nelle opere di Daniele Bongiovanni

L’esperienza della bellezza

Ho conosciuto l’opera di Daniele Bongiovanni inizialmente tramite la visione dal vero di una sua collezione dal titolo Pelle Sporca, collezione che lo ha rappresentato anche a Venezia, durante lo svolgimento della 53. Biennale, nel padiglione Natura e Sogni, la cui tematica era riferita al primo linguaggio dell’uomo che è l’arte e che essendo un idioma che non ha bisogno d’interpreti in parte esula dal meccanismo di ambizione mercantile per entrare in un concetto assolutamente culturale e significativo per poter dichiarare che l’artista, oltre ad essere interprete del proprio tempo può insegnare una filosofia di pace.

Per quanto riguarda la produzione recente di Daniele Bongiovanni, l’ultima opera che ho avuto modo di vedere è stata Il creatore. In una visione più completa della sua produzione possiamo definire Bongiovanni un artista figurativo, e la sua figurazione è preziosa e ben definita; eppure in alcuni esempi ha affrontato l’astrazione così come alcune volte sfiora l’informale. Nonostante questi esperimenti o esperienze il suo stilema è sempre riconoscibile.

Ci potremmo chiedere se le opere d’arte vengono definite così perché deciso dagli osservatori o perché dichiarato dagli esperti; personalmente risponderei che lo sono in modo del tutto indipendente.

il creatore

Daniele Bongiovanni, Il creatore, collezione privata

Ho scritto che l’ultima opera da me vista dal vero ha come titolo il creatore ed anche che la sua produzione figurativa ha una perfezione stilistica, nel disegno una linea raffinata. Si dovrebbe quindi presupporre che un quadro con quel titolo appartenesse a quell’aspetto di bellezza convenzionale; invece è un’esplosione di toni forti dalle pennellate decise con un volto che esprime potenza, la rappresentazione che avrei voluto vedere in un soggetto del genere e che qui ho visto.

A questo punto era necessario conoscere ancora più a fondo l’artista perché convinto che i suoi quadri rappresentassero la propria personalità e viceversa.

Quando in seguito ci siamo nuovamente incontrati a Roma questa mia intuizione ha avuto riscontro.

Il bisogno di arte è infatti una necessità primaria degli esseri umani ed è indubbio che per Daniele Bongiovanni questa spiritualità gli sia propria.

Potrei fare una distinzione tra antichi e moderni; gli antichi erano oggettivisti e ritenevano che le proprietà estetiche fossero primarie. I moderni di solito ritengono che le opere siano tali perché manifestano lo spirito umano, ma a questo proposito anche nella notte dei tempi le pitture rupestri erano sicuramente la necessità della manifestazione dell’interiorità dei loro autori.

L’opera d’arte, il bel quadro possiede un qualcosa in più, ma credo sarebbe inutile cercare di spiegare cos’è questo carattere aggiuntivo; dipende dall’emozione anche dal turbamento che, in forma diversa, colpisce l’osservatore.

Le opere di Daniele Bongiovanni possiedono quel qualcosa in più che si rispecchia nel suo personaggio, nel racconto della sua vita d’artista.

Daniele Bongiovanni, T.d.C (mundus)

Daniele Bongiovanni, T.d.C (mundus)

Nel conversare con lui, appare chiaro che è uno studioso, un serio professionista e questo è già un elemento raro ma non sufficiente se appreso esclusivamente da una ricerca intellettuale, da uno studio dei testi; lo vedo come un artista che vive la propria formazione “sul campo”, in maniera personale.

Se a molti facessi domande sull’arte probabilmente mi verrebbero citati tanti dei libri di arte mai scritti, per esempio per Raffaello. Si saprebbero innumerevoli cose su di lui: le sue opere, lui e il papa, le sue tendenze sessuali, sarebbe tutto quanto vero? Ma scommetto che non tutti sanno dire che odore c’è nelle stanze dei suoi affreschi. Non tutti sono stati lì a contemplare quelle bellissime pitture.

M’immagino invece Daniele Bongiovanni, che ha uno studio a Palermo, a visitare Monreale e a respirarne l’atmosfera; per non parlare di quanto possa essere impregnato delle bellezze, della cultura, della tradizione millenaria della sua terra.

L’equivalente per esempio è per le donne, probabilmente molti farebbero un compendio sulle loro preferenze, ma in quanti saprebbero dire che cosa si prova a risvegliarsi accanto ad una donna e sentirsi veramente felici? Ritengo che Bongiovanni sia il primo a risvegliarsi felice quando si ritrova di fronte al dipinto realizzato il giorno prima.

Daniele Bongiovanni, Sophia Numerata, collezione pubblica

Daniele Bongiovanni, Sophia Numerata, collezione pubblica

Se facessi domande sull’amore probabilmente molti mi risponderebbero con un sonetto, mi sento invece sicuro di affermare che dell’amore sono impregnati i ritratti di questo pittore.

Parlando con Daniele Bongiovanni ho visto un uomo intelligente e sicuro di sé. Non pretendo di aver capito completamente quello che Bongiovanni ha nel profondo perchè questo non basta ad incasellarlo e perché assolutamente non voglio che questo sia il mio ruolo, però mi affascina sentirlo raccontare, tutto ciò sempre più mi fa entrare nella sua opera.

Ho scritto più del pittore che delle sue singole opere ma questo perché è affrontando l’opera tutta che meglio si comprendono gli intendimenti e quello che poi vediamo sulla tela, se è veramente arte deriva da un concetto archetipo: l’opera nasce infatti nell’intimo dell’artista che poi la trasferisce sulla tela con la propria tavolozza a beneficio di tutti.

Platone infatti in “Fedro” dice che l’esperienza della bellezza genera un desiderio di comunicare ” quando trovo qualcosa di bello voglio che anche gli altri ne godano”. Il grande filosofo 2500 anni fa aveva già compreso questa pulsione dell’animo umano a condividere il bello.

Daniele Bongiovanni, Aesthetica, collezione privata

Daniele Bongiovanni, Aesthetica, collezione privata

Tale soddisfazione la considero una chiave di volta per stabilire un profondo sistema di confronto dei migliori valori dell’uomo così che possa anche tracciare una strada maestra all’intendimento tra i popoli.

Bongiovanni rispecchia in pieno nella sua opera questi concetti; anche Hegel affermava che svegliare l’anima è lo scopo finale dell’arte, comprendendo il contenuto dello spirito e rivelando proprio al nostro animo tutto quello che nasconde di essenziale, di grande, di sublime, di rispettabile e di vero.

Ritengo quindi che in senso generale Daniele Bongiovanni tramite le sue opere permette di rendere accessibile all’intuizione ciò che esiste e le sue rappresentazioni sicuramente consentono di emozionarci fino al punto di conoscere meglio noi stessi.

Daniele Bongiovanni, Morphology

Daniele Bongiovanni, Morphology

Percorso

Daniele Bongiovanni, classe 1986, laureato presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, è un pittore di chiara fama internazionale. Per quanto riguarda la sua carriera, cercando di riassumerla in breve, evidenziandone alcuni punti salienti, Bongiovanni oggi lavora principalmente tra l’Europa e gli Stati Uniti, prodigio nel disegno e nell’uso del colore, si è avvicinato alla tecnica della pittura ad olio all’età di dieci anni. Dopo anni di studio, un lungo periodo di formazione, progetti in giro per l’Italia e all’estero, pubblicazioni come L’incerto (poesia e arte visiva), libro edito dal Centro Studi Giulio Pastore, dal 2008 inizia una significativa carriera espositiva: dopo numerose mostre sul territorio nazionale, aver presentato la collezione Pelle Sporca in una personale al Museo d’arte contemporanea italiana in America, espone alla 53. Biennale di Venezia, negli anni successivi seguono altri eventi internazionali, che lo porteranno ad esporre in molti luoghi di prestigio, presso: (Parigi, Las Vegas, Milano, Brescia, Roma, Chicago, Boston, Treviso, Bari, Torino, Palermo, Irlanda, Singapore, Bologna, etc.), nel 2013 a Parigi dentro la splendida cornice del Palais du Louvre, dove ha esposto le sue opere, riceve una Menzione Speciale, per la tecnica, la metodologia e la ricerca, dopo una breve pausa in studio, dove realizza importanti collezioni sul rapporto tra concetto e forma, torna in mostra con numerosi progetti: nel 2014 collabora e partecipa alle iniziative collaterali della Biennale di Liverpool, alle rassegne dell’Istanbul Contemporary Art Museum, esponendo nei progetti ideati da Genco Gulan, viene invitato in Australia in diverse mostre, in musei e luoghi alternativi, esponendo così, presso: (Moreland City Council, la Caroline Springs Gallery e il Crown Palladium Ballroom, etc.) Nel 2015, durante una collaborazione con i laboratori artistici della Dublin City University, della Brighton and Sussex Medical School – University of Sussex, della Willow Creek Crystal Lake, e la realizzazione dei primi premi per la finale internazionale del torneo India Golf Cup – Indian Chamber of Commerce in Italy, viene invitato in un grande progetto a Venezia, Il GCDP, esponendo così a Palazzo Bollani con seguito a Villa Pamphili – Roma, nello stesso anno viene presentato con un ciclo antologico al Museo Stadio di Domiziano – Piazza Navona, come ospite internazionale, poi presso il Porter County Museum – Indiana, e LCB Depot -Courtyard Gallery, in collaborazione con il New Walk Museum – Inghilterra (dove espone in anteprima con la collezione Aesthetica), al Beth Israel Deaconess Medical Center – Boston (in un progetto di ricerca, con acquisizione d’opera in permanenza) al Centro Documentazione Amedeo Modigliani (mostra e acquisizione d’opera in permanenza), al Museo Cà la Ghironda – Bologna (mostra e acquisizione d’opera in permanenza) al Museo Logu doro Meilogu – Sardegna (mostra e acquisizione d’opera in permanenza), e nuovamente al Museo d’arte contemporanea italiana in America – Costa Rica (mostra e acquisizione d’opera in permanenza). L’artista, nella sua opera omnia ha anche riletto in chiave pittorica la musica, realizzando la collezione Neri: l’opera dedicata a Etta James, viene menzionata ed esposta al Macchia Blues Festival – Macchia D’Isernia, l’opera centrale della collezione, dedicata a Miles Davis, viene acquisita – esposta dentro il Roxy Bar di Red Ronnie.

Prof. Gregorio Rossi