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Il favoloso mondo di Veronica Green. The imaginary world of Veronica Green.

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Ho scoperto i quadri di Veronica Green in un piacevole soggiorno a Venezia nella sua abitazione tramite Airbnb. Mi hanno affascinata sin da subito perché parlano al bambino che è in noi, spesso dimenticato nella vita di tutti i giorni.

Le sue creazioni sono in genere double face, si illuminano di notte di un magico cielo stellato. I protagonisti dei suoi quadri sono bimbi o personaggi dei cartoon che sembrano i soli a conoscere la geografia nella quale si muovono. Ogni elemento figurativo ha una valenza allegorica. Possono rappresentare un concetto o una situazione: libertà, forza, maternità, senso di colpa, fascino, viaggio, rischio. Questi simboli permettono all’osservatore di trovare la propria via.

 

Qual è la tua storia?

Sono nata nel 1984 in Nuova Zelanda da madre italiana e padre di origini polacche. Adesso vivo e lavoro a Venezia.

 

Molti dei tuoi dipinti hanno una versione notturna. Perché? Quale tipo di colore o sostanza crea questo effetto?

La versione notturna dei miei quadri provoca un allontanamento dal concetto dell’oggetto statico, coinvolgendo e trasformando per riflettere il suo osservatore e la luce che lo circonda. È quasi umana nel senso giornaliero del tempo e si alterna tra la tela vista di giorno e l’effetto di un colpetto di interruttore che si metamorfizza in stelle, luna e ardenti piattaforme arancioni.

Le vernici gialla e blu fosforescente sono usate per creare le stelle e la luna lavorando sotto luci UV. La tinta spray arancione fluorescente è spazzata attraverso o intorno il contorno e crea un contrasto impetuoso e ossessivo.

Misteriosa, magica e alchemica, la notte è associata al conforto e al sollievo non appena la realtà del giorno si allontana.

 

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Autumn eat, 2016

Usi una sovrapposizione di tecniche. Puoi spiegarne ognuna?

I quadri iniziano con un bagno di acrilico e poi il resto viene da sé a seconda del tema del loro tema.

Lamine d’argento, carta, smalto e piccoli pezzi di vetri di murano ne incrostano generalmente i bordi creando un nido per il mondo che circonda il personaggio o l’oggetto centrale.

Le gocce forniscono un terreno scorrevole o fanno da contrasto dalla struttura di scale o blocchi di foglia d’oro.

Piccole farfalle sono dipinte sopra e rappresentano un riconoscimento del passaggio dello spirito. Ciascun colore ha il suo significato.

Le vernici spray dorate e argento danzano gentilmente lungo le tele per creare luce ed elementi magici.

I segnali di carta con piccoli detti aiutano a guidare l’osservatore nel mondo che presentano i quadri.

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Casa nostra, 2008

Perché hai scelto bambini e favole come soggetti?

Li uso come alcuni dei miei soggetti per far notare l’importanza dell’immaginazione nell’adulto. Credo che come “cresciamo” siamo forzati ad essere sempre più realisti, nascondendo quasi i nostri pensieri fantasiosi per paura di risultare non professionali o infantili. Amo guardare le persone quando leggono i piccoli segni nelle mie opere o riconoscono un’espressione facciale o un’emozione alla quale possono rapportarsi che poi gli lasci un sorriso che appaia delicatamente sul loro viso. Un respiro di non serietà, un piccolo oblò in cui scappare, le mia tele-finestre dimostrano che le finestre non devono letteralmente far vedere cosa ci sia dietro un muro ma che possono riflettere ciò che c’è dentro.

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Balance, 2016

Ritrai l’Alice di Disney piuttosto spesso. Alice nel Paese delle Meraviglie è la tua favola preferita?

Alice è un simbolo classico, preferito da molte persone, perché credo riguardi il viaggio, le prove e le tribolazioni della vita di ognuno.

In fin dei conti nessuno sa ciò che sta facendo. Si cerca soltanto di fare il proprio meglio per ottenere il massimo da ciò che si sa.

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I will be your romeo, 2016

Di cosa hai fatto tesoro di più della tua infanzia? Lo mostri nella tua arte?

Il fatto che i miei genitori mi abbiano sostenuta e incoraggiata nel gioco del travestimento del “far finta di”. Pretendevo di essere un pirata con bastoncelli e vecchie coperte come struttura del mio veliero. Mi dicevano che nei fiorellini c’erano delle fatine nascoste, mi leggevano libri e riempivano di mistero qualunque cosa attorno a me. Mi sento estremamente fortunata per questo incoraggiamento e credo che la forza di questo con il resto del fatto di ciò che non conosciamo ci dà eccitazione.

Qual è il tuo artista preferito?

Bill Hammond. È una domanda difficile, è una lunga lista.

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Prossime mostre?

Ora sto esponendo i miei lavori in Talk, listen, react alla Rigo Gallery di Verona dal 24 Settembre al 24 Dicembre, in Golden Worlds alla Cospace Gallery di Shangai dal 30 Settembre al 5 Novembre, in Moon Light al FMAP di Milano dal 2 Ottobre all’11 Novembre.

Sarò a The Others Art Fair alla FMAP Gallery di Torino dal 4 al 6 Novembre e al PULSE nella Van Rensburg Gallery di Miami dall’1 al 4 Dicembre.

Intervista a cura di: Donatella Rosetti

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