Afroitalian-Souls

Afroitalian Souls, il cuore pulsante della community afroitaliana

Il sito Afroitalian Souls (2015) è nato dalle menti di due ragazze afroitaliane, Grazia Sukubo e Bellamy Okot. L’una nigero-italiana, l’altra ugando-sudanese, hanno unito le proprie forze per creare una grande community di afroitaliani  allo scopo di uscire allo scoperto, farsi conoscere e riconoscere da un Paese, l’Italia, che ancora finge di ignorare la loro presenza e soprattutto il loro stato di cittadine italiane.

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Grazia Sukubo e Bellamy Okot

Come avete maturato l’idea del sito?

Grazia Subuko: L’idea è maturata nel giro di un anno (fine 2014) come il culmine di un percorso di scoperta di un’identità. Ci siamo rese conto di esser italiane al 100% così come africane al 100% ma di non essere rappresentate o viste da questa società.

Bellamy Okot: L’idea del sito è nata molto spontaneamente poco più di un anno fa. Spesso Grazia e io nelle lunghe conversazioni telefoniche finivamo per discutere la frustrazione di non essere considerate italiane perché di origine africana, e soprattutto la mancanza di una rappresentazione degli italiani di seconda generazione sia in ambito mediatico che socio-politico ad alti livelli, costringendoci a dover guardare oltre Manica o oltre oceano in cerca di modelli simili a noi. Quindi un giorno abbiamo deciso di attivarci per colmare questo vuoto cambiando l’immagine che si ha in Italia degli africani e dei “figli di immigrati”.

Come vi siete distribuite i ruoli? Avete altri collaboratori?

Grazia: Io e Bellamy siamo le fondatrici e scriviamo gli articoli del sito. Al momento ci occupiamo anche della gestione dei social network. Il nostro team si sta tuttavia ampliando. Angela Haisha Adamou (blogger-NaturAngi) gestisce la rubrica Curls fixed by Angi ed altri collaboratori sono alle porte.

Bellamy: Inizialmente eravamo solo in due, le fondatrici. Dopo qualche mese si è aggiunta Angela che cura una rubrica sulla cura dei capelli naturali intitolata Curls fixed by Angi. Ultimamente abbiamo ricevuto diverse richieste da parte di aspiranti collaboratori che stiamo valutando con attenzione.

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Qual è il vostro scopo?

Grazia: Il nostro scopo è presentare il mondo afroitaliano in tutte le sue sfaccettature, accostando i giovani talenti alla vita di tutti i giorni attraverso consigli di bellezza come l’hair-care. Il nostro obiettivo è mostrare i nostri lati positivi e soprattutto mostrarci.

Bellamy: Ne abbiamo molteplici. Il primo è creare una community afroitaliana attiva nel quale tutti i membri siano liberi di confrontarsi su diverse tematiche, trovare dei punti di riferimento o diventarlo per gli altri, cosicché nessuno debba guardare all’estero per sentirsi parte di qualcosa.

Il secondo è educare e informare il popolo italiano sulla realtà degli afroitaliani, trasmettere il messaggio che siamo italiani a tutti gli effetti perché nati e cresciuti qui, assorbendo ogni aspetto della cultura italiana, che quindi ci appartiene. Molti di noi non hanno mai visitato il paese di origine dei genitori e conoscono poco o nulla a riguardo.

Il terzo è promuovere fratellanza, solidarietà e informazione per ottenere uno scambio interculturale reciproco.

Com’è l’atteggiamento degli italiani verso gli afroitaliani? 

Grazia: Ci sono diverse scuole di pensiero. Da un lato ci sono quelli che non ci vogliono vedere e preferiscono chiamarci immigrati di seconda o terza generazione per distanziarci dall’essere italiani. Un’altra parte ci rispetta ed è incuriosita dalla nostra doppia cittadinanza, vedendola come una ricchezza. Un’altra piccola componente ci vede  come semplicemente italiani.

Bellamy: Personalmente ho riscontrato due tendenze. Una che comprende le persone che ci considerano italiani, soprattutto quando ci sentono parlare un italiano perfetto e notano che abbiamo dei modi di fare tipicamente italiani. L’altra che riguarda la gente che ci etichetta come figli d’immigrati che proprio per via del sangue non potranno mai appartenere alla nazione italiana. Noto una difficoltà a scindere la nazionalità dall’etnia.

Qualche settimana fa ero con la mia migliore amica in una gelateria in corso Vittorio Emanuele, a pochi passi dal Duomo di Milano. Il commesso ci serve parlando in inglese, io rispondo che sono italiana e perciò può tranquillamente rivolgersi a noi in italiano. Lui ridacchia dentro di sé e risponde: “No, voi parlate italiano”. Io ribadisco che sono italiana, che sono nata e cresciuta in questo paese. Il battibecco dura un paio di minuti, poi il commesso stupito della nostra ingenuità e ridicolaggine nel considerarci effettivamente italiane, ci chiede di dove sono i nostri genitori. Io rispondo che la provenienza della mia famiglia non ha nulla a che vedere con la mia italianità, il fatto che sono nata e cresciuta qui, che respiro Italia da quando ero nel grembo di mia madre dovrebbe essere sufficiente e me ne vado.

Purtroppo l’ondata migratoria fuori controllo, gli attacchi terroristici e la criminalità, a mio avviso, stanno rallentando il processo di accettazione dell’italiano d’origine albanese, etiope o cinese, generando atteggiamenti ostili nei confronti di questi ultimi.

Secondo voi il razzismo nel nostro Paese ha avuto un’involuzione in positivo o un’evoluzione in negativo dalla vostra infanzia a oggi?

Grazia: Per me, la situazione è statica. Il tutto dipende dalla fascia culturale. È chiaro che il ritratto dell’Italia di vent’anni fa è differente, io era l’unica ragazzina nera in tutta la scuola. I media di oggi non disegnando in modo appropriato questo volto, contribuiscono a lasciare tutto invariato per l’italiano medio.

Bellamy: Per quanto mi riguarda la situazione è peggiorata. Sono nata a Pavia e cresciuta in una piccola città del Piemonte, dove le persone di origine straniera erano pochissime, inoltre tutte le vacanze le passavo con i miei padrini di battesimo in un paesino nella provincia di Milano in cui gli unici neri probabilmente eravamo io e i miei fratelli. Non ho mai subito episodi eclatanti di razzismo, né mi sono mai sentita discriminata o a disagio. Gli sguardi che ricevevo erano di curiosità e ammirazione, ma non di disprezzo. Andando nei bar non sentivo gente lamentarsi degli stranieri o incolpare gli immigrati di qualsiasi problema. La situazione ora si è capovolta. Gli immigrati sono diventati il capro espiatorio di qualunque cosa non vada nella nostra penisola, sia da parte del comune cittadino, sia dell’esponente politico, e ciò è ridicolo.

Pregi e difetti dell’Italia vissuti sulla vostra pelle?

Grazia: E’ uno stato ricco culturalmente. Io adoro la cultura regionale, la buona cucina, la lingua dialettale. Dell’esser italiana mi piace il mio accento, oggi del sud (date le mie origini), domani del nord. Per me l’Italia è come una grande tavolata imbandita che desidera farti assaggiare qualcosa perché è accogliente. Benché sia sempre stato un paese anche storicamente aperto e ospitale verso nuove culture, rimane un po’ provinciale, chiudendo a volte i paraocchi. Evolversi non significa abbandonare la propria cultura e tradizione ma integrarle con altre culture.

Bellamy: I pregi sono la buona cucina, le bellezze geografiche e architettoniche, lo stile inconfondibile (la moda è una delle mie passioni e mi hanno sempre detto che dal mio gusto estetico si evince la mia essenza italiana), il valore che si dà alla famiglia, il piacere di stare insieme (ho bei ricordi delle serate trascorse in compagnia davanti al falò in spiaggia, cantando i classici della musica italiana – che conosco a memoria fino ai primi anni 2000).

I difetti sono l’omertà, la difficoltà di approcciare i cambiamenti positivi e necessari in diversi settori come tecnologia, musica e mentalità internazionalista. Ciò che è nuovo e inusuale spaventa. Per noi giovani è parecchio frustrante, soprattutto se si ha la possibilità di confrontarsi con chi vive all’estero o comunque di documentarsi sullo stile di vita degli altri paesi europei e non solo. Infine la mancanza di senso civico e di patriottismo.

Che ne pensate della questione immigrazione? 

Grazia: La questione immigrazione? È un argomento piuttosto ampio. In Italia non si fa quasi mai un distinguo tra l’immigrazione legale e quella illegale, ma tutto cade nella “questione”. Se mettiamo luce sulla prima, chiaramente sono a favore. Ogni uomo è libero di girare la terra che Dio ha creato e costruirvi il suo futuro o realizzarvi i suoi sogni, sempre che siano mossi dalla legalità. E’ giusto che il cittadino di uno stato straniero sia messo nelle condizioni corrette  per realizzarsi sia dalla stato di origine che dal paese ospitante.

Un’altra categoria sono i rifugiati, uomini che fuggono dal paese d’origine ed hanno il diritto di trovare asilo. Per loro bisognerebbe potenziare i cordoni di “salvataggio” direttamente negli stati d’origine e organizzare dei tavoli d’incontro tra i Paesi scossi da questo problema. L’Italia assieme all’Europa non possono parlare della questione immigrazione “illegale” senza i rappresentati degli Stati che vengono “spopolati”, altrimenti rimangono solo complessità irrisolte.

Bellamy: L’Italia ha una storia d’immigrazione alle spalle più breve rispetto ad altri Paesi e si sta rivelando inesperta nel gestire l’ondata migratoria degli ultimi anni, capitata nel suo momento peggiore economico-finanziario. Ritengo che si debba porre un freno a questo pozzo senza fine di accoglienza indistinta di migranti, privilegiando chi effettivamente fugge da situazioni disperate, come ad esempio i rifugiati politici. Inoltre è bene che chiunque arrivi sul suolo italiano sia necessariamente schedato per questioni di ordine e di sicurezza.

Quello che emerge dal vostro ultimo video di empowerment sui capelli africani è che la donna nera non ama spontaneamente la sua estetica, perché?

Grazia: È un’inesattezza. Quale donna si può alzare e dire che si ama dalla punta dei piedi fino all’ultima doppia punta? Diciamo che la donna nera è bombardata da stereotipi che non la rappresentano. Viviamo in una società che pone canoni di bellezza irreali, a partire dai nostri capelli. Il nostro video ha lo scopo di ricordare proprio questo, non solo alle donne nere. Infatti ci hanno scritto note di apprezzamento molte ragazze bianche con i capelli ricci, lisci o colorati.

Bellamy: Non è una tendenza universalmente adottata, per fortuna. Secondo me la causa è l’assenza di modelli di bellezza multietnici. L’ideale di donna universalmente diffusa è con sembianze europee: pelle chiara, capelli lunghi e lisci, naso alla francese, fisico slanciato. Un’immagine molto lontana dal nostro aspetto. Io per fortuna ho sempre guardato agli USA o alla Gran Bretagna, trovando immagini di donne nere bellissime simili a me. Tuttavia la mente gioca brutti scherzi e a furia di vedere ovunque modelle, attrici, conduttrici fatte con lo stampino, è normale che una ragazzina inizi a pensare che ci sia qualcosa di sbagliato o inaccettabile nella nostra fisicità.

Avete in cantiere altri fantastici video di presa di coscienza?

Grazia: Certamente, ne vedrete e sentirete delle belle.

Bellamy: Sì, abbiamo un paio di serie web in cantiere sia di carattere estetico che socio-culturale, oltre che video-interviste. Cerchiamo il confronto con i nostri followers, quindi siamo aperti a suggerimenti, critiche e consigli in merito ai nostri contenuti videografici.

Progetti futuri per il vostro sito?

Grazia: I progetti sono tanti. Per prima cosa ampliare il nostro mitico team e continuare con le nostre web series. Se ci seguirete, non rimarrete delusi.

Bellamy: Contiamo di ampliare il team in modo da poter ricoprire tutte le potenziali sfere d’interesse per dipingere un’immagine completa e veritiera della realtà afroitaliana. Mi piacerebbe dare spazio al maggior numero di persone di talento possibile e diventare un vero e proprio punto di riferimento per gli italiani e per chi ha origine africana. Vorrei rendere il sito più interattivo: organizzare eventi annuali, essere riconosciuti a livello nazionale e internazionale. Sono tanti i sogni nel cassetto che stiamo progettando però per scaramanzia preferisco non sbilanciarmi.

Cosa consigliate ai profani come me che si avvicinano per la prima volta al mondo afroitaliano? 

Grazia: Banalmente direi di seguire Afroitalian Souls, che è già una finestra sul mondo afroitaliano. Sul nostro sito si possono leggere le news su eventi, film e molto altro che riguarda il nostro mondo.

Bellamy: Consiglio di relazionarsi personalmente con gli afroitaliani senza paletti o pregiudizi, proprio come faresti con un qualsiasi compaesano, non ci dispiace risolvere eventuali dubbi o curiosità da parte vostra, purché le domande vengano poste in maniera discreta e intelligente. Per citare alcune persone e associazioni meritevoli: le scrittrici Igiaba Scego e Marilena Umuhoza,  il regista Fred Kuwornu, il rapper Tolu Kuti dell’etichetta Manca Melanina Records; oltre ad Afroitalian Souls, si possono tenere d’occhio le associazioni “La Rete G2”, “Ottobre Africano”, che si trovano tutte su Facebook.

Donatella Rosetti

www.afroitaliansouls.it
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